Il 23 marzo si è svolta la diretta streaming Aspettando la biblioteca intelligente, evento introduttivo al Convegno delle Stelline 2026, in programma a Milano il 26 e 27 maggio. L’incontro ha costituito un primo momento di approfondimento e confronto sui temi al centro dell’edizione, con particolare riferimento al design dei servizi digitali e alla user experience in ambito bibliotecario.
Come ha anche sostenuto la prof.ssa Faggiolani nel suo primo intervento, il Convegno nasce nel 1995 e da allora è il principale appuntamento italiano di formazione e aggiornamento per la professione. Quest’anno il tema sarà sulla biblioteca intelligente: dove non si tratta solamente di considerare la performance di queste biblioteche ma di capire il rapporto tra la tecnologia e l’umanità. Da bibliotecari quale tipo di umano vogliamo alimentare? Quali dei suoi sogni e dei desideri?
Fin dai primi interventi della mattinata è stato introdotto il concetto di biblioteca intelligente, definita come un sistema che integra strumenti digitali a dimensione umana, personalizzando dei servizi anche per chi non può raggiungere la biblioteca. In un quadro del genere risulta centrale l’eticità del tema: la tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio delle biblioteche e non viceversa e, in tale prospettiva, emerge l’importanza strategica della formazione dei bibliotecari e dello sviluppo delle loro competenze critiche per orientare scelte consapevoli.
Pierluigi Sacco ha descritto la trasformazione digitale in corso come una nuova forma di Rinascimento. Per le biblioteche si tratta di uno scenario ricco di opportunità, ma anche di sfide significative, che le collocano al centro di un cambiamento ancora non pienamente decifrabile.
In questo quadro, l’accesso alla cultura non rappresenta più il problema principale: diventa invece centrale ridefinire il ruolo delle istituzioni culturali, spostando l’attenzione dalla disponibilità dei contenuti alla qualità dell’esperienza e della partecipazione.
Particolare rilievo assume il rapporto tra esseri umani e algoritmi. La diffusione dell’intelligenza artificiale richiede nuove competenze interpretative; Sacco introduce il concetto di “bistabilità”, secondo cui l’AI tende ad amplificare le competenze esistenti, con il rischio di accentuare le disuguaglianze cognitive.
In tale scenario, le biblioteche sono chiamate a svolgere una funzione di mediazione sempre più strategica: non solo facilitare l’accesso all’informazione, ma accompagnare gli utenti nella navigazione dell’ecosistema informativo, promuovendo pratiche di esplorazione consapevole ed evitando dinamiche di semplificazione o appiattimento cognitivo.
L’AI generativa può diventare il nostro compagno di viaggio oppure contribuire alla formazione di una monocultura generativa. Di fronte a una tale sovrabbondanza di informazioni, come possiamo andare avanti? Non bisogna minimizzare la sorpresa. Attraverso raccomandazioni che bilanciano familiarità e novità si può arrivare ad una serendipità strutturata.
Il tema dell’immersione totale e dell’impossibilità di tornare indietro da questa permeazione algoritmica pervasiva è stato affrontato anche da Marcella Rognoni. Nel momento in cui ci si interroga su come progettare un sistema che non si limiti a contenere l’informazione, ma sia in grado di renderla realmente fruibile e accessibile, emerge con forza la centralità della user experience nei discovery tool. In questo contesto il valore di un sistema informativo non risiede più nella quantità di dati disponibili, bensì nella loro leggibilità e capacità di essere interpretati dall’utente.
La trasparenza dei risultati di ricerca si configura come un elemento strettamente connesso alla fiducia dell’utente. Tuttavia, nei discovery tool attuali tale trasparenza risulta spesso carente, anche a causa della difficoltà di renderne espliciti i meccanismi sottostanti. È proprio in questo ambito che assume rilievo il ruolo dell’intelligenza artificiale, in particolare nella sua dimensione di trasparenza e comprensibilità.
Diventa quindi necessario rendere visibile il processo attraverso cui il discovery tool seleziona e ordina i risultati: quali fonti vengono utilizzate, a quale versione del documento si fa riferimento, se si tratta, ad esempio, di contenuti open access o di preprint. In questa prospettiva, una possibile direzione progettuale è rappresentata dal modello della glass box, intesa come un sistema in cui i processi decisionali sono resi espliciti, consentendo all’informazione di presentarsi all’utente in forma trasparente e verificabile.
Inoltre, durante le relazioni della mattinata, Alessandra Federici ha illustrato i dati Istat relativi alle biblioteche, spiegando in dettaglio il procedimento con cui viene effettuato il Censimento delle biblioteche pubbliche e private. Successivamente, Giulio Blasi ha presentato il ridisegnamento di MLOL Reader, evidenziando le numerose novità che saranno disponibili sulla piattaforma a partire dall'8 aprile, migliorando la fruizione digitale attraverso un’esperienza personalizzata per ciascun lettore.
Procedendo con la tavola rotonda del pomeriggio, coordinata da Chiara Faggiolani e con la partecipazione di Antonio Ciccarone, Marco Gussago, Pieraldo Lietti, Massimo Maestri e Marco Ogliari, questa ha offerto una riflessione nel quadro dei principali megatrend individuati dalla Commissione europea, in particolare quelli legati all’accelerazione tecnologica, al mutamento del lavoro e alla diversificazione delle modalità di apprendimento, evidenziando le loro interconnessioni con il concetto di “biblioteca intelligente”.
L’analisi si è sviluppata attorno a quattro aree principali: identità delle biblioteche, rapporto con il pubblico e come questo possa cambiare attraverso il digitale, trasformazione della professione e scenari futuri.
In relazione all’identità, è emersa una convergenza significativa nel considerare il digitale non più come un ambito separato, bensì come una componente strutturale e integrata della biblioteca stessa. In questo senso, la distinzione tra fisico e digitale appare sempre meno adeguata a descrivere pratiche di accesso alla conoscenza ormai ibride e transmediali. Come è stato detto bisognerebbe parlare solamente di biblioteca e non di biblioteca digitale, perché ad oggi la biblioteca o è digitale o semplicemente “non è”.
Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico, è stata evidenziata una trasformazione significativa: l’interazione con gli utenti diventa più continua ma al tempo stesso frammentata dato che viene spesso mediata da canali digitali. Accanto al tradizionale “lettore forte” emergono nuove tipologie di utenti, tra cui figure ibride o “silenti”, che fruiscono dei servizi digitali senza necessariamente frequentare gli spazi fisici. Bisogna parlare allora di un “lettore generativo”: un lettore che a partire dai libri nelle diverse modalità si avvicina ad una prossimità cognitiva, simbolica e razionale. Questo lettore, che si fa sempre più frammentato anche nei rapporti con la biblioteca e che dedica alla lettura un tempo che si sta erodendo, crea però un aumento della lettura verticale passando da un mezzo all’altro (come il libro fisico, l’ebook, il podcast etc.), ma si parla anche di un aumento in senso orizzontale, pensando alla socialità che si può generare attorno ai libri e alla lettura stessa.
Sul piano professionale i relatori hanno evidenziato come alcune competenze tradizionali, pur rimanendo fondamentali, siano oggi parzialmente automatizzate. Di conseguenza, assumono maggiore rilevanza competenze legate alla data literacy, alla gestione delle risorse digitali e delle licenze, nonché alla capacità di validazione e mediazione dell’informazione. Nella maggior parte delle biblioteche contemporanee, a differenza del passato, non esistono più ruoli rigidamente definiti: le attività tendono a essere trasversali e condivise, rendendo fondamentale una formazione adeguata e continua.
Infine, in prospettiva futura, il dibattito ha messo in evidenza come la principale sfida consista nel ridefinire il valore aggiunto della biblioteca in un ecosistema informativo aperto e disintermediato. In uno scenario in cui l’accesso ai contenuti è ampiamente diffuso, la rilevanza della biblioteca risiede nella sua capacità di offrire orientamento, qualità e significato, rafforzando il proprio ruolo di infrastruttura culturale e sociale capace di generare fiducia e conoscenza condivisa. In un contesto segnato dall’opacità degli algoritmi e dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, la biblioteca si configura come presidio di affidabilità istituzionale.
In conclusione, si segnala che la cooperativa Biblionova parteciperà ad entrambe le giornate del Convegno, in quanto come sempre attenta alle trasformazioni in corso e ai cambiamenti attuali.
Martina Amico
Come ha anche sostenuto la prof.ssa Faggiolani nel suo primo intervento, il Convegno nasce nel 1995 e da allora è il principale appuntamento italiano di formazione e aggiornamento per la professione. Quest’anno il tema sarà sulla biblioteca intelligente: dove non si tratta solamente di considerare la performance di queste biblioteche ma di capire il rapporto tra la tecnologia e l’umanità. Da bibliotecari quale tipo di umano vogliamo alimentare? Quali dei suoi sogni e dei desideri?
Fin dai primi interventi della mattinata è stato introdotto il concetto di biblioteca intelligente, definita come un sistema che integra strumenti digitali a dimensione umana, personalizzando dei servizi anche per chi non può raggiungere la biblioteca. In un quadro del genere risulta centrale l’eticità del tema: la tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio delle biblioteche e non viceversa e, in tale prospettiva, emerge l’importanza strategica della formazione dei bibliotecari e dello sviluppo delle loro competenze critiche per orientare scelte consapevoli.
Pierluigi Sacco ha descritto la trasformazione digitale in corso come una nuova forma di Rinascimento. Per le biblioteche si tratta di uno scenario ricco di opportunità, ma anche di sfide significative, che le collocano al centro di un cambiamento ancora non pienamente decifrabile.
In questo quadro, l’accesso alla cultura non rappresenta più il problema principale: diventa invece centrale ridefinire il ruolo delle istituzioni culturali, spostando l’attenzione dalla disponibilità dei contenuti alla qualità dell’esperienza e della partecipazione.
Particolare rilievo assume il rapporto tra esseri umani e algoritmi. La diffusione dell’intelligenza artificiale richiede nuove competenze interpretative; Sacco introduce il concetto di “bistabilità”, secondo cui l’AI tende ad amplificare le competenze esistenti, con il rischio di accentuare le disuguaglianze cognitive.
In tale scenario, le biblioteche sono chiamate a svolgere una funzione di mediazione sempre più strategica: non solo facilitare l’accesso all’informazione, ma accompagnare gli utenti nella navigazione dell’ecosistema informativo, promuovendo pratiche di esplorazione consapevole ed evitando dinamiche di semplificazione o appiattimento cognitivo.
L’AI generativa può diventare il nostro compagno di viaggio oppure contribuire alla formazione di una monocultura generativa. Di fronte a una tale sovrabbondanza di informazioni, come possiamo andare avanti? Non bisogna minimizzare la sorpresa. Attraverso raccomandazioni che bilanciano familiarità e novità si può arrivare ad una serendipità strutturata.
Il tema dell’immersione totale e dell’impossibilità di tornare indietro da questa permeazione algoritmica pervasiva è stato affrontato anche da Marcella Rognoni. Nel momento in cui ci si interroga su come progettare un sistema che non si limiti a contenere l’informazione, ma sia in grado di renderla realmente fruibile e accessibile, emerge con forza la centralità della user experience nei discovery tool. In questo contesto il valore di un sistema informativo non risiede più nella quantità di dati disponibili, bensì nella loro leggibilità e capacità di essere interpretati dall’utente.
La trasparenza dei risultati di ricerca si configura come un elemento strettamente connesso alla fiducia dell’utente. Tuttavia, nei discovery tool attuali tale trasparenza risulta spesso carente, anche a causa della difficoltà di renderne espliciti i meccanismi sottostanti. È proprio in questo ambito che assume rilievo il ruolo dell’intelligenza artificiale, in particolare nella sua dimensione di trasparenza e comprensibilità.
Diventa quindi necessario rendere visibile il processo attraverso cui il discovery tool seleziona e ordina i risultati: quali fonti vengono utilizzate, a quale versione del documento si fa riferimento, se si tratta, ad esempio, di contenuti open access o di preprint. In questa prospettiva, una possibile direzione progettuale è rappresentata dal modello della glass box, intesa come un sistema in cui i processi decisionali sono resi espliciti, consentendo all’informazione di presentarsi all’utente in forma trasparente e verificabile.
Inoltre, durante le relazioni della mattinata, Alessandra Federici ha illustrato i dati Istat relativi alle biblioteche, spiegando in dettaglio il procedimento con cui viene effettuato il Censimento delle biblioteche pubbliche e private. Successivamente, Giulio Blasi ha presentato il ridisegnamento di MLOL Reader, evidenziando le numerose novità che saranno disponibili sulla piattaforma a partire dall'8 aprile, migliorando la fruizione digitale attraverso un’esperienza personalizzata per ciascun lettore.
Procedendo con la tavola rotonda del pomeriggio, coordinata da Chiara Faggiolani e con la partecipazione di Antonio Ciccarone, Marco Gussago, Pieraldo Lietti, Massimo Maestri e Marco Ogliari, questa ha offerto una riflessione nel quadro dei principali megatrend individuati dalla Commissione europea, in particolare quelli legati all’accelerazione tecnologica, al mutamento del lavoro e alla diversificazione delle modalità di apprendimento, evidenziando le loro interconnessioni con il concetto di “biblioteca intelligente”.
L’analisi si è sviluppata attorno a quattro aree principali: identità delle biblioteche, rapporto con il pubblico e come questo possa cambiare attraverso il digitale, trasformazione della professione e scenari futuri.
In relazione all’identità, è emersa una convergenza significativa nel considerare il digitale non più come un ambito separato, bensì come una componente strutturale e integrata della biblioteca stessa. In questo senso, la distinzione tra fisico e digitale appare sempre meno adeguata a descrivere pratiche di accesso alla conoscenza ormai ibride e transmediali. Come è stato detto bisognerebbe parlare solamente di biblioteca e non di biblioteca digitale, perché ad oggi la biblioteca o è digitale o semplicemente “non è”.
Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico, è stata evidenziata una trasformazione significativa: l’interazione con gli utenti diventa più continua ma al tempo stesso frammentata dato che viene spesso mediata da canali digitali. Accanto al tradizionale “lettore forte” emergono nuove tipologie di utenti, tra cui figure ibride o “silenti”, che fruiscono dei servizi digitali senza necessariamente frequentare gli spazi fisici. Bisogna parlare allora di un “lettore generativo”: un lettore che a partire dai libri nelle diverse modalità si avvicina ad una prossimità cognitiva, simbolica e razionale. Questo lettore, che si fa sempre più frammentato anche nei rapporti con la biblioteca e che dedica alla lettura un tempo che si sta erodendo, crea però un aumento della lettura verticale passando da un mezzo all’altro (come il libro fisico, l’ebook, il podcast etc.), ma si parla anche di un aumento in senso orizzontale, pensando alla socialità che si può generare attorno ai libri e alla lettura stessa.
Sul piano professionale i relatori hanno evidenziato come alcune competenze tradizionali, pur rimanendo fondamentali, siano oggi parzialmente automatizzate. Di conseguenza, assumono maggiore rilevanza competenze legate alla data literacy, alla gestione delle risorse digitali e delle licenze, nonché alla capacità di validazione e mediazione dell’informazione. Nella maggior parte delle biblioteche contemporanee, a differenza del passato, non esistono più ruoli rigidamente definiti: le attività tendono a essere trasversali e condivise, rendendo fondamentale una formazione adeguata e continua.
Infine, in prospettiva futura, il dibattito ha messo in evidenza come la principale sfida consista nel ridefinire il valore aggiunto della biblioteca in un ecosistema informativo aperto e disintermediato. In uno scenario in cui l’accesso ai contenuti è ampiamente diffuso, la rilevanza della biblioteca risiede nella sua capacità di offrire orientamento, qualità e significato, rafforzando il proprio ruolo di infrastruttura culturale e sociale capace di generare fiducia e conoscenza condivisa. In un contesto segnato dall’opacità degli algoritmi e dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, la biblioteca si configura come presidio di affidabilità istituzionale.
In conclusione, si segnala che la cooperativa Biblionova parteciperà ad entrambe le giornate del Convegno, in quanto come sempre attenta alle trasformazioni in corso e ai cambiamenti attuali.
Martina Amico
Pubblicata il 01/04/2026